MONICA SAVÁ

28 febbraio 2016


Danzamovimentoterapia, Community dance,  danza etnica, gioco danza, formazione.

DSC_2727Monica Savà, maestra, assistente sociale, danza movimento terapeuta, socio ordinario APID (Associazione professionale italiana danzaterapia), consegue una specializzazione in “Giocodanza”, il diploma quadriennale in danzamovimentoterapia presso la Scuola di Artiterapie di Lecco (LC) e partecipa al seminario Danzamovimentoterapia ad indirizzo Simbolico antropologico (presso L’associazione culturale Eurinome A.S.D di Perugia, Novembre 2010) . Consegue nel 2014  la specializzazione in Danza di Comunitá, presso l’associazione “Danzarte” di Brescia (Italia). Nel 2015 le viene conferito il titolo di l’attestato di “Formatrice di formatori” rilasciato dalla Regione Autonoma delle Azzorre (Portogallo).Appassionata di danza etnica, segue numerosi laboratori di formazione sul tema della danza popolare tradizionale in Italia e all’estero. Approfondisce il repertorio delle tarantelle dell’Italia meridionale,orientando quotidianamente laboratori e animazioni a tema. Dal 2004 avvicina il repertorio tradizionale portoghese, conducendo numerosi laboratori su tale repertorio. Conduce dal 2000 laboratori di movimento creativo, danza terapia, danze etniche e danze gioco rivolti a contesti educativi, di riabilitazione ed aggregazione.Realizza stage di formazione ed aggiornamento per il personale docente ed educativo, aventi ad oggetto coreografie tradizionali per l’infanzia, strumenti di didattica della danza e stimoli di danza movimento terapia. Collabora in progetti di formazione aziendale attraverso moduli formativi di riflessione sulle dinamiche aziendali attraverso la danza etnica e con operatori di altre discipline (pattinaggio artistico, metodo feldenkrais, teatro, poesia), in originali e creativi incroci con la danza etnica. Propone giornate di studio su temi di antropologia della danza, con modalità teorico/pratiche in collaborazione con altri esperti, approfondendo la dimensione simbolica dei repertori tradizionali. Partecipa in qualità di insegnante ai principali festival europei di danza tradizionale (Italia, Francia, Portogallo, Belgio, Spagna, Svizzera, Germania); in tali festival rappresenta l’Italia con il repertorio delle danze del Sud, accompagnata da musicisti e collaboratori (Davide Orlando, Gianpiero Nitti, Giampiero Caruso, Marco di Battista, Giulia Larghi, Francesco Cafagna, Antonio Ricci); orienta inoltre laboratori di danza tradizionale internazionale con un repertorio ampio ed originale. Collabora in qualità di danzatrice con numerosi gruppi di animazione del territorio della Brianza e dell’area milanese, partecipando ad esibizioni e animazioni di eventi. Dal 2000 collabora stabilmente con scuole dell’infanzia, scuole primarie e medie, enti di riabilitazione e assistenza, seguendo laboratori di danza etnica  e danzaterapia per l’infanzia e curando la realizzazione di coreografie e spettacoli, coinvolgendo ad oggi piu’ di 60 scuole nelle provincie di Lecco, Monza e Brianza, Como, Bergamo, Miano.  Conduce numerose azioni di formazione ed aggiornamento per il personale di scuole ed associazioni per l’infanzia, sia in Italia che all’estero, con piu’ di 50 azioni di formazione. Realizza animazioni ed interventi di danza per bambini all’interno di biblioteche e altre strutture. Conduce laboratori di danza tradiizonale e danzamovimento terapia con utenti diversamente abili. Dal 2004 collabora stabilmente con il Portogallo in progetti di formazione sui temi della didattica della danza etnica, simbologia dei repertori tradizionali, danze gioco per l’infanzia, collaborando con enti statali, universitá, istituzioni di formazione (Leiria, Lisbona, Porto, Faro, Evora, Madeira, Isola di São Miguel-Azzorre, Coimbra, Viseu e altre cittá).

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10 ANNI DI DANZA coi bambini

1 giugno 2015

foto bella

Felice di festeggiare i miei primi dieci anni di danza coi bambini nelle scuole…Il progetto “il ritmo dei popoli” ebbe infatti inizio nel lontano 2005. Io ed il burattino “Otto” ci siamo messi in viaggio con una valigia di sogni, danze, musiche e magia, ma anche con alcune paure e preoccupazioni. Un sacco di bimbi ci hanno seguito, colorando il nostro viaggio di emozioni e dolcezza.

Sono allora trascorsi 10 fantastici anni  illuminati da centinaia di occhi felici, sorrisi purissimi, piedini scalzi, manine che ti stringono, maestre felici, genitori che applaudono, ridono, piangono, sentono, condividono e danzano.

Mentre concludo un ennesimo anno di danza a scuola, col cuore stracolmo di gratitudine, stremata dal turbinio di spettacoli, lezioni aperte, con la casa invasa da mazzi di fiori colorati, regali e disegni, poesie d’ammore di giovani cuori innamorati (parliamo dei 3 e 4 anni…) mi dico che un po’ alla fine, io ed il signor Otto ce l’abbiamo fatta.

Sono ormai piu’ di 50 le scuole che hanno creduto in noi, e soprattutto che hanno creduto e che credono sempre di piu’ che col cuore gentile, un po’ di magia, dei passi di danza, uno sguardo fatato e una mano tesa in un cerchio, certo signori, si possa cambiare il mondo.

Che i bambini adorino danzare, ascoltare, giocare, muoversi, lo intuivo giá. Ma di certo non mi sarei mai aspettata la serietá, la profonditá, la competenza, con cui affrontano il percorso di danza. E anche i grandi se ne accorgono. E cambiano pure loro.
Prima, come fanno i grandi, vogliono solo uno spettacolino tipo scimmiette ammaestrate: le bionde carine in prima fila e quello cicciottello e sgraziato per favore, che non si veda troppo, ecco, magari giu’ in fondo al palco, ma magari non lo facciamo nemmeno ballare, insomma signora ci faccia uno spettacolo bello che le mamme devono fare il video.
E tu, che sai che quella é una tappa obbligatoria per raggiungere il tuo piu’ alto obiettivo, deglutisci, nascondi il tuo orgoglio deontologico, tappi gli occhi al signor Otto che é giá elficamente incazzatissimo, e il prodotto glielo dai. Anche se in prima fila ci metti quello cicciottello e la biondina quasi cade dal retro del palco, col suo narcisismo pompato da Violetta e company. Tié.

Ma anche nello spettacolo la magia esplode. I grandi lo vedono che, anche se intrappolati in coreografie, i bambini sorridono tutti: non ce n’é uno solo che sia triste o vergognoso. No signori, si lanciano, ridono, sculettano. Ci urlano che danzare, cioé, danzare “cosi'”, é bello, libera, esprime, contatta, entusiasma. Allora anche i grandi lo capiscono e si commuovono. Danzare é giocare, é ridere, é sentirsi, é per tutti, di tutti, con tutti. danzare non ha niente a che vedere con le veline, con i passi a memoria, con il conteggio militare 5678 da zumba e similari.
Ho centinaia di disegni che lo testimoniano; che dicono semplicemente “quando danzo sono felice”.

E’ allora che si crea la fiducia. Succede la magia. Plin. A volte dopo anni, a volte dopo una sola lezione, a volte dopo un solo colloquio con le maestre.

Non ti chiedono piu’ lo spettacolo, ti chiedono la magia. Una lezione aperta, o uno spettacolo che sia un momento di festa e di condivisione. Senza stress, senza prestazione, ma com impegno, creativitá, presenza.
Continuo ad incontrare maestre, maestri, educatori, genitori e nonni e ausiliari che accettano questa nuova visione della danza e del movimento

Perché anche le maestre ed i maestri, anche i grandi sono speciali, solo che a volte se lo dimenticano

meno male che ci sono i bambini a ricordarcelo.

Buone danze

Per essere aggiornati rispetto ai miei corsi e formazioni in Itália, consultate la pagina https://www.facebook.com/monica.sava.10?ref=ts&fref=ts

 


Lettera alla Danza

13 novembre 2014

tar8

Tornata da sei mesi di Portogallo!!!
Sono in Itália, stó bene, a parte l’ennesima cicatrice causa strenua difesa del mio cane pepe, azzannato da colega lusitano. Ma sia io che peppino stiamo bene.
Sei mesi di viaggi, avventure, festivals, lezioni, formazioni, ma soprattutto sei mesi di amicizie vere, di natura selvática e purissima, di vulcani e mare, di cascate e di Boschi, sei mesi di gente che há voglia di imparare, con umiltá e rispetto, con collaborazione e aiuto reciproco, con occhi luminosi e allegria nel cuore.

Torno in Itália piena di gratificazione, di riconoscimenti e di valorizzazione, con il cuore pieno della covinzione di essere sulla strada giusta. Di stare facendo quello in cui credo, e di stare facendo bene, o almeno, di stare facendo il mio meglio.

Torno in Itália e non mi voglio arrendere all’idea che qui vada tutto male. Non mi voglio arrendere all’idea che qui, nella mia amata terra, sia ormai solo pioggia governo ladro e altri luoghi comuni grigi e fastidiosi. Ci sono di certo anche qui ancora angoli di bellezza, di amore, di magia e di sorriso. A volte bem nascosti e rifugiatisi in piccoli angoli del cuore, ma sono certa che ci sono.

Torno in Itália e torno a lavorare con l’entusiasmo di sempre in scuole, associazioni, gruppi di persone che credono in me. Ma ci tengo a fare alcune precisazioni, perche quello che vedo nel mondo del folk mi chiama in causa.

Quello che mi preme sempre di piu’, a livello personale e professionale (perché per un artista prossione e vita privata spesso viaggiano pericolosamente su binari paralleli) é cosi’ riassumibile.

Non si tratta dei toni polemici che molti insistono ad attribuirmi, ancorati a una visione pessimista e catastrófica di me e della mia temibile autenticitá, ma bensí dei capisaldi della mia deontologia professionale, perche si, signori, ho una deontologia professionale, cosa oggi fuori moda e a volte nemmeno mai nominata tra i miei colleghi.

Ci tengo a ribadire, nella pagina inizialedel mio blog, cosa differenzia e qualifica il mio lavoro, cosa mi fa alzare piena di entusiasmo nell’affrontare una trentina di bambini urlanti e cosa mi sostiene nelle tarde ore della sera dinanzi a gruppi di adulti ballerini gioiosi e pimpante, che si affidano a me.

1) credo che la danza sia un diritto inalienabile dell’essere umano, che tutti debbano poter avvicinare Danza anche se grassi, impacciati, goffi, non piu’ giovani, poco dotati di un talento che altri si arrogano il diritto di poter attribuire o negare. La danza é per tutti, sempre ed ovunque. “Io non so ballare” per me é una questione temporânea, che va innaffiata con la pazienza e l’entusiasmo di un insegnante preparato, rispettoso e delicato.

2)credo che chi lavora con la danza, anche popolare, abbia un ruolo pedagógico, valoriale, educativo immenso: valorizzare, integrare, collaborare, conoscere culture, affrontare la sfida, tollerare la frustrazione, stare nel gruppo….si tratta di esperienze esistenziali che marcano l’animo umano in modo profondo. E che richiedono che alla guida ci sia qualcuno che si interroghi costantemente sul valore umano aggiunto che si puo’ e che si deve veicolare in un’ora di danza, anche popolare.

3) credo dunque che chi lavora con la danza, anche popolare, debba innanzitutto sapere danzare. Non sto scherzando: saper camminare per 8 passi e cambiare direzione, é molto lontano dalla mia idea di “danzare”. Un insegnante di danza deve essere armonia, eleganza, técnica, padronanza del corpo e del movimento, deve saper danzare. Deve saper danzare anche altro, deve avere cultura musicale, storica, antropologica, ma sorattutto deve saper danzare, deve essere “bello” vederlo danzare, deve marcare una differenza di stile e di capacitá, no deve essere un principiante tra i principianti. Loro stanno imparando, lui sta insegnando. Imparare coreografie da youtube e riproporle il giorno dopo, facendosi pagare, non solo non é danza, ma é truffa.

4)credo che il pubblico, sia esso un’associazione, un gruppo muicale, una scuola, un asilo, un insieme amatoriale di ballerini, dovrebbe sviluppare, nei termini pacifici dello scambio civile ed educato, una sana critica nella scelta dei suoi “insegnanti di danza”, anche popolare. Dobbiamo esigere professionisti, persone che sappiano danzare, che sappiano cosa stanno insegnando, e che, non da ultimo, che sappiano insegnare. Non basta aver tenuto molti corsi ovunque, chiediamo “dove hai imparato?”. Che corsi, scuole, insegnanti, esperienze, libri, hanno forgiato la tua presunta professionalitá?

5)Credo che il nascondersi dietro ad un presunto livello amatoriale, non sia una strategia efficace. Credo anzi che soprattutto chi há tra le mani dei principianti, debba costruire con cura le basi su cui poi si costruirá un danzatore. Cosi’ con i bambini. Insegnare danza ai bambini é di certo la cosa piu’ difficile, la sfida piu’ árdua, il terreno di gioco ‘piu’ rischioso. Serve entusiasmo, pedagogia, studio, preparazione, competenze aggintive al solo saper danzare. Serve una técnica specifica, serve una preparazione teorica, serve método, serve avere un repertorio specifico per l’infanzia ed una conoscnza approfondita dell’etá evolutiva.

6) credo che il mercato italiano offra ad oggi ancora molti insegnanti validissimi, competenti e preparati, umili e dotati di abilitá artistiche e metodologiche davvero notevoli. Associazioni serie che selezionano i migliori insegnanti, che lavorano garantendo un livello qualitativo superiore. Ci sono, lo giuro, le conosco. Credo pero’ anche che ci siano ormai decine di insegnanti mediocri, senza alcun titolo, né esperienza, né capacitá artística né metodológica, che stanno rubando il lavoro agli insegnanti preparati, sfoggiando strategie di bassa lega quali il fare prezzi bassissimi, l’essere amico/a di qualcuno che há associazioni, approfittare della legttima ignoranza del pubblico, che semplicemente, si fida.

Chiedo dunque a chi volesse organizzare corsi di danza, eventi, concerti, ecc ecc, di arrogarsi uno dei pochi diritti che ci rimangono: chiedete il curriculum, valutate i titoli, le scuole fatte, i metodi studiati. Non lasciatevi abbindolare da prezzi bassi, uscite dal velo protettivo del “principiante”, abbandonate il livello medíocre.

Esigete il massimo.

E’ la Danza, anche popolare, che ve lo chiede.
Buone danze.


L’ALBA DENTRO L’IMBRUNIRE

10 settembre 2013

laura 4Ciao carissimi, dopo lotte ardue e faticose contro la tecnologia, che si era temporanemente impossessata del mio blog, sono riuscita a tornare. Solo virtualmente, peró, perché col corpo e con l’anima sono ancora in Portogallo. Ahimé solo sino al 25 di settembre, quando torneró mio malgrado alla brianzola residenza.
No no no non sono nella dimensione spiaggia sole a palla e oceano, quanto piuttosto nella piu’ rinfrescante dimensione pietre nel bosco, fiume, tartarughe, ciottoli e cespugli. Dimensione piu’ appropriata al corrispondente stato emotivo della sottoscritta: ho salutato il mio Dalí, dopo 20 anni di coccole, amore, rispetto, sguardi, il Cane fedele che c’é sempre stato, soprattutto quando chi ci sarebbe dovuto essere, non c’era. Se ne é andato il 29 di luglio, non mi ha aspetatto. Ma é qui nel vento fresco sul fiume. Ho salutato l’ennesimo amore naufragato nella paura e nell’egoismo, ma su questo non mi sembra il caso di sprecare ulteriori parole. Il cane Dalí le merita, alcuni umani, no. Ho salutato dei cari amici, che si sono dimostrati esseri egositi, narcisisti, pieni di sé, vigliacchi e bugiardi, e nemmeno su di loro sprecherei altro virtuale fiato.

Ho trascorso quasi 4 mesi da sola. Mi ha fatto un gran bene. Basta coi festival e le mondanitá. Sono vecchia e sono zitella, devo entrare nel ruolo. Quindi, silenzi, passeggiate mattutine nel bosco, spiaggia con ombrellone e protezione 50, preparazione cena e ricamo. Nel frattempo ho deciso un po’ di cose.

Ho deciso che sono davvero troppo magicamente sensibile per sopportare alcuni aspetti di questo mondo, evidenziatisi quest’estate, tra i quali: le “ecologiste” che comprano chili di plastica per realizzare tende riciclate da mostrare orgogliose sul blog. basterebbe non comprarla la plastica, e non avremmo bisogno di riciclarla. Gli uomini e la loro colpevolizzazione scellerata dei cellulari: ero senza batteria, non avevo credito, ho perso il cellulare, non avevo rete. Non hai le palle, é diverso. Queste scuse le capisco a  17 anni, anzi no, visto che i miei 17 anni sono stati fortunatamente dominati dal dialogo e dall’incontro…ma non a 32 anni. Le donne disperate che accoglono fidanzatini a casa, mentre i figli dormono nella stanza accanto, simbolo di purezza e di incanto. Esistono i motel, usateli. I bugiardi e le bugiarde, che non sanno che con facebook ormai si sa dove sono, con chi sono e a fare che cosa molto nel dettaglio, e risulta patetico dire balle. O non usate facebook, o imparate ad usarlo.

Ho altresí valutato che sono davvero troppo magicamente sensibile e quindi apprezzo: il profumo della menta selvatica che domina il muretto di pietre antiche qui in giardino; i musini dei 5 gattini adottivi (Zenzero, Cannella, Anice, Pepe, Mostrino), quando mi svegliano camminandomi sofficemente sopra, ed adoro il loro correre comico, cosi’ simile  a quello dei bambini. Il fedele cane adottivo Mantorras, che ha la bontá di accompagnarmi da 4 mesi per i miei giretti esplorativi nei boschi, regalandomi emozioni quali l’uccisione in diretta di una papera e di una gallina. Le colline coperte di eucalipto e della luce del tramonto, che si muovono flessuosi all’incessante vento. Le chiacchiere quasi incomprensibili coi contadini vicini di casa, che quasi sempre vertono su verdure, frutta, incendi, carestie ed altre calamitá naturali, con gli stivali coperti di fango e due caprette che belano accanto. Ricamare bavagline per figli altrui, in un’incessante metafora di colori e di riflessioni silenziose  sull’umana condizione accanto alla finestra, e sempre col culo della gatta Ritinha sopra alla suddetta bavaglina. camminare per ore e ore sui sentieri di campagna e stupirmi delle pietre del fiume, delle nuvole che corrono, delle foglie che si muovono, si insomma, effetto Heidi.

Ho infine deciso:

che piuttosto che accontentarmi degli uomini che il destino mi ha sinora regalato, a sottocosto, coi saldissimi in tema di paura egocentrismo superficialitá infedeltá vigliaccheria e squallore, ecco, piuttosto davvero vivo di menta selvatica e gattini. davvero, serenamente, l’ennesima batosta mi porta a pensare che io abbia un’idea troppo alta dell’amore, oggi fuori corso.

che la mia dimensione ideale é il mio lavoro, soprattutto quello di formatrice: la commozione, l’entusiasmo, i sorrisi, la gratitudine, le scoperte condivise, la danza…il mondo magico che si manifesta solo durante le lezioni, con un pubblico sempre piu’ ampio e sempre piu’ in sintonia col mio mondo interiore. Lasciamo fuori la rabbia, l’invidia, la cattiveria di colleghi e gente arida.

Quindi, con i 40 anni in tasca insieme ai sassi pesanti della scelta di figliosifigliono ma soprattutto figliomaconchi????faccio mia l’affermazione di un’Amica speciale, che dice appunto “non si genera solo con i figli”. ecco, allora mi sento gravidissima, stó seminando da Madeira a Lisbona, da Arezzo a Bologna, stó seminando un mare di cose belle e ho il cuore pieno delle persone che stó incontrandamorinoo. Grazie, e un buon settembre di fiume fresco edera e sassi bianchi a tutti voi….

laura 5 ruscello

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PS: per essere aggiornati sui miei laboratori, vi costringo ad andare su faccialibro, ossia facebook, chiedetmi l’amicizia cosi’ vi posso mandare gli inviti. OK?scrivete monica savá, mi riconoscerete dalla foto!


RESPIRARE

23 marzo 2013

DSCN2772Si si lo so, sono scomparsa da un pezzo, imperdonabile!

La giá complicata tecnologia di un blog diventa obsoleta nell’era del faccialibro (facebook) pertanto vi chiederei, se voleste essere aggiornati in tempo reale dei miei corsi e delle mie iniziative, di abbassarvi, ahinoi, a cedere a tale diavoleria informatica e a consultare sulla mia pagina facebook gli aggiornamenti. Una volta diventati “amici” vi potro´rompere le scatole quotidianemente tediandovi con le mie mille proposte danzerine, senza che dobbiate di tanto in tanto venire a visitare questa pagina. Ordunque: chiarita questa sottogliezza informatica, aggiorniamoci. Innanzitutto i miei tre cani stanno benissimo e sono davvero feliciVoi come state? cappotto/sandalo/cappotto/sandalo, ormoni per aria, freddissimocaldissimofreddissimo…insomma, state come me. la confusione é ormai una coinquilina silenziosa e scontata della mia esistenza, con cui ho imparato a convivere e di cui inizio anche ad apprezzare alcuni difetti, come una splendida coppia di coniugi dopo 45 anni di matrimonio. Sono confusa nel decidere dove vivere: e quindi vivo 6 mesi di qui e 6 mesi di lá, perfetto. Sono confusa se lavorare coi bambini o con gli adulti, e quindi lavoro con entrambi, correndo come una matta da una provincia all’altra, con puntatine all’estero e in altre regioni. Sono confusa sulla monogamia, rassicurante ma routinaria, e la poligamia, divertente e stimolante ma socialmente condannata ed altamente rischiosa a livello fisico (botte dal marito) e psichico (sensi di colpa e lacrime amare). Quindi, saltello in una bellissima “amicizia spalancata” che  accontenta tutte le mie esigenze. Soprattutto, lavoro un sacco, con punte di 13 ore al giorno, polpacci a pezzi e articolazioni che mi citerebbero volentieri per danni. Ma é cosi´bello: bambini che ridono, adulti gentili, sorrisi e sguardi di intesa, come si fa a rinunciare a questo lavoro che prende l’anima?e poi, devo resistere solo fino a fine maggio, poi torno in Portogallo e il tempo si sospenderá tra una grigliata e il vento gentile in giardino, tra una passeggiata sulla spiaggia e il profumo degli eucalipto. Ad oscurare il cielo solo un po’ di ricordi amari e delusioni stropicciate nel cuore, questo paese un po’ mi ha ferito, come negarlo? Intanto, la mia amica Kika é andata in avanscoperta ad abitare nella mia casetta sul fiume: i lavori di restauro non sono ancora finiti e quindi é rimasta allo sbando tra le mani di una cara amica che l’ha ospitata, non si sa se e quando i lavori finiranno, mha, bho, “pode ser” “talvez” e tutti gli altri lusitani “forse, puo’ darsi, magari”. Insomma, l’essere sospesi e sorridenti fa parte dell’anima portoghese. non vedo l’ora di tornare.

bacetti confusi e sospesi

Monica

ME RACUMANDI: CHIEDETMI L’AMICIZIA SU FACEBOOK PER I MIEI STAGES!

PER SAPERE DOVE ANDARE A BALLARE : WWW.ARIADIDANZE.COM

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RITORNO A CASA (quale?)

2 gennaio 2013

bellaeccoci. alla fine ce l’abbiamo fatta. ce l’abbiamo fatta a tornare a casa, dopo due anni quasi tre passati organizzando il rientro.Siamo tutti quDSCN3687i, i due cagnetti vecchi e l’ultimo acquisto lusitano, Pepe, carinamente rifilato alla sottoscritta dall’ex fidanzato in fuga; tra le cose che ha fatto questa é di certo la piu’ meritevole! Viaggio tranquillo, grande cooperazione canina,  2700 km, dai 22 gradi portoghesi alla neve italiana, il tutto in due giorni  e una notte di viaggio, rivedendo la strada e i ricordi e i sogni come se fossero arrotolati all’inverso, in un film che si riavvolge coi personaggi che camminano all’indietro. 

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Gesti parole cartelli autogrill tutto giá visto, al contrario, in estate, verso un avvenire luminoso di amore e famiglia e promesse eterne.Il prossimo che mi dice “per sempre” “assolutamente” “certamente” e “senza dubbio”, o altri avverbi e  quantificatori universali vari, lo riempio di sberle. “per sempre”. Ho sempre la casetta portoghese, cambiata last minute, per passare dalla collina alla riva di un fiume; casetta che mi aspetta per i miei 6 mesi lusitani, come in un progressivo percorso di disintossicazione dal portogallo, a dosi sempre minori, tempi piu’ brevi, aspettando che mi rassegni  a capire che li’ ci devo stare con un ruolo ben diverso da quello che avevo progettato. Ma comunque ci torno a fine maggio, per oziare beatamente sulla veranda piena di piante verdi col suono del fiume dietro alle orecchie e le galline del vicino che curiosano troppo vicine al cavo del computer abbandonato sul tavolino in ferro battuto tra le ortensie viola

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…ma pensiamo ora al presente: 2013. ovvero l’anno dei miei primi 40 anni. tempo di bilanci e di molte moltissime presone da mandare a quel paese.

Quali i buoni propositi, al di lá dei demodé “smettere di fumare” e “dimagrireoalmenomangiaresano”, per questo 2013, goffo e stanco giá dai suoi primi giorni, ché la gente ha giá smesso di credere e di sperare…

Sicuramente il non perdere tempo: non perdere piu’ un attimo del mio tempo dietro a coloro che me ne hanno fatto giá perdere troppissimo ovvero, in ordine casuale: uomini insicuri spaventati dal vivere; donne invidiose, competitive e semplicemente antipatiche e spesso quindi anche molto brutte; singoli esseri umani ma spesso anche associazioni e gruppi e scuole che non apprezzano e valorizzano il mio lavoro, facendomi segnare in agenda cose che poi spariscono, non pagandomi il dovuto, spostando in continuazione date e accordi. annullando perché tanto noi artisti viviamo d’ammorrre. Eppoi: mai piu’ perdere tempo per cercare di essere quello che non sono, fisicamente, intellettualmente, psicologicamente e socialmente. mai piu’ perdere tempo e dermatiti nel vedere e commentare laboratori stage e corsi tenuti da persone senza preparazione, nati l’altro ieri, chiamati solo perché piu’ economici o piu’ “piacioni”, pronti a inventarsi pizziche tarantelle e danze varie solo per “essere qualcuno”.basta dare il mio tempo ai bugiardi e alle bugiarde, a chi parla alle spalle,a  chi mi sorride  e poi mi accoltella. basta infine perdere tempo con le persone affette da lamentite cronica, per le quali il mondo é triste, le persone povere e il futuro orribile. che si facciano fuori e  la piantino di assillarmi.

Dove investire il mio tempo e la mia energia:nelle persone che in ogni omento della mia vita ci sono e lottano incazzate quante me per me e per il mio bene: mamme papá sorelle nonne zie e zii etc etc. Poche ma veramente valide amiche che possiamo anche non vederci per anni ma tanto non cambia. andare a trovare parenti ed amici  e con loro anche solo camminare nel bosco senza dire troppe parole. e poi continuare a investire il mio tempo per i miei cani,per gli alberi, per il pettirosso che puntuale torna ogni inverno, per i fiori e per i ragni, amabili ospiti nel tepore della casetta.

Investire il mio tempo nel mio lavoro e nella mia serietá professionale, che magari qualcuno si accorge ancora della differenza tra i veri insegnanti di danza popolare e i “figli dei festival”, ragazzine cicciotte e “maestri” arroganti. Insomma, qualcuno si ricorderá…!

investire il mio tempo per danzare coi bambini e le maestre, per suonare con mio nipote, per provare le danze davanti alle montagne coperte di neve, per parlare in chat con le amiche portoghesi, per mangiare cioccolato davanti a un film romantico, per ridere con un’amica fuori da un negozio, per sperimentare una ricetta della nonna, per ballare stretta ad un caro amico, per parlare estone francese e spagnolo coi musicisti ai festival, per sorridere dal finestrino dell’auto a chi é in colonna accanto a me.

Investire il mio 2013 per essere felice e per rendere felice chi, accanto a me, lo merita.Ma solo chi lo merita, acc…!

Buon anno

Monica

PS: i miei stage e corsi sono nella pagina “agenda italia”; per le tantissime serate a ballo: www.ariadidanze.com

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PICCOLI PASSI CRESCONO

24 agosto 2012

Abbronzata.
Con la crema protezione 50 sparsa su ogni cm di pelle. Ma potevano dirlo che la protezione vale solo per i raggi solari e non per le crisi economiche, affettive e veterinarie che insistentemente mi perseguitano peggio di zanzare femmine della bassa padana vicino a un fiume, quando apri un succo alla pesca.
In Lusitania, ancora per un mese. Alle spalle Genetinnes coi Damatrá, grasse risate e troppi francesi; Mundanças, Portogallo, festival disastrato che chiude i battenti e lascia me e gli Spakkabrianza coi sacchi a pelo in mezzo a una strada polverosa disorientati in balia degli eventi. Veniamo allora adottati da Danças na agua, altro festival, e per la prima volta in vita mia partecipo della gioia di vedere un festival con gli occhi del pubblico: ore di ozio, bagni nel fiume, shopping scatenato e lezioni tenute da colleghi sudaticci: e io sdraiata sul prato a chiaccherare.  Poi si torna a casa, con Davide; ci paccano il 99% degli amici italici che “sicurochevengoatrovarti”, si salva solo la temeraria Cristina che affronta mille difficoltá per assitere ai coniugali scazzi tra musicista e ballerina. E Clara, rapita dalla suadade portoghese, dalla bergamasca alla Lusitania passando per notti insonni e arrossamenti cutanei. Nel frattempo una dermatite, un’artrosi, un collasso cardiaco e conseguente perdita di un occhio a carico dei tre cani dilapida definitivamente il patrimonio familiare. ma noi ce ne freghiamo e balliamo nei boschi. I topi ormai sconfitti, dopo aver provocato un semi infarto alla temeraria Cristina.  E poi camminate sulla costa, visita ai paesini medievali, chiacchere coi vicini, giro turistico a Lisbona e Sintra, insomma: vacanza.Insisto per cercare lavoro in questa terra di sole e azulejos che ti frega, diosetifrega, perché qui il vento sa di mare e i sorrisi sanno di felicitá eterna.

 

quindi, non so che fare.ma guarda un po’.

Voi intanto guardate la pagina corsi per scaldarci nelle serate autunnali dove spero che i miei occhi vi possano portare almeno un po’ di salsedine e di serate nei parchi lisboneti a suonare   e cantare.  Spero sia stata un’estate ricca di viaggi dentro e fuori anche per voi.

E poi www.ariadidanze.com  le mille serate di balli lombardi. Se vi capita, in una pizzica ammazzapolpacci o in una tammurriata ammazzamatrimoni, pensatemi un po’!
da sola in aereo o in auto coi tre cani, vi prometto che torno.
Per il gossip matrimoniale placcate Davide, che torna a settembre, lo mando avanti, non fategli troppo male.

un bacio dallla casa portoghese, dai topi, dai cani, dalle onde di un azzurro mozzafiato e dal sole incollato al cielo basso. Un cielo cosi’ grande  dove ci puoi appiccicare con il patafix tutti i sogni che vuoi. A volte,  in silenzio, tra le stelle vicinissime,  ne ho visto qualcuno realizzarsi timidamente.
ma non ditelo in giro. Sennó scappa.

Un bacio

Monica

“Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle”
Il Piccolo Principe, pagina 47